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  • Comunicazione

    26 giu 2026

    Diritti LGBTQI+ in Europa: la Strategia 2026–2030

    "DiversE”, la rubrica sulla parità di genere, diversità, equità ed inclusione nell’innovazione

Ilaria Farnè

Ilaria Farnè

Lo scorso 8 ottobre, la Commissione Europea ha adottato la Strategia LGBTIQ+ 2026-2030, confermando e ampliando l’impegno dell’Unione verso uguaglianza, inclusione e diritti umani.

Questa iniziativa nasce dal riconoscimento che, sebbene negli ultimi cinque anni l’accettazione sociale delle persone queer* sia aumentata, continuano ad essere diffuse forme di odio, violenza e discriminazione che limitano l’effettivo esercizio dei diritti garantiti dall’UE. Come sottolineato dalla Presidente Von Der Leyen durante l’ultimo discorso sullo stato dell’Unione Europea, uguaglianza e non-discriminazione sono valori fondanti dell’Unione e proteggerli significa difenderne l’indipendenza e la libertà: “L'indipendenza dell'Europa consiste nel proteggere le nostre libertà. La libertà di decidere. Di esprimersi. Di spostarsi in tutto il continente. La libertà di votare. Di amare. Di pregare. Di vivere in un'Unione basata sull'uguaglianza. La nostra democrazia e lo Stato di diritto sono i garanti di tali libertà”. L’obiettivo della Strategia è quindi proprio quello di dare attuazione concreta a questa idea di una “Unione dell’uguaglianza”, affinché ogni persona possa sentirsi libera di amare e di esprimersi senza timore. 

Il contesto in cui si inserisce la nuova Strategia è particolarmente critico: i dati indicano che circa una persona LGBTIQ+ su tre ha subito discriminazioni nell’ultimo anno, una percentuale che sale drammaticamente per le persone trans e intersessuali. Oltre al tema dei diritti umani, la Commissione sottolinea il costo economico delle discriminazioni: secondo uno studio dell’OECD, si tratta di oltre 89 milioni di euro di perdita di PIL nell’UE ogni anno. Le discriminazioni rappresentano una perdita di output potenziale. Spesso, chi le subisce, accetta lavori non commisurati alle proprie capacità e meno retribuiti ed è quindi più demotivato e stressato, con effetti negativi sulla produttività. Inoltre, le persone LGBTQI+ presentano tassi di occupazione più bassi e una maggiore propensione ad uscire precocemente dal mercato del lavoro o a non investire sulla propria istruzione e formazione, temendo che il proprio impegno non sia adeguatamente riconosciuto o premiato con promozioni o aumenti di stipendio. Oltre agli effetti sul mercato del lavoro, i costi economici delle discriminazioni includono anche le spese mediche (pubbliche e private) derivanti, ad esempio, da condizioni di vita inferiori, stress, depressione e violenze subite. Anche in questo caso, quindi, la promozione di inclusione e uguaglianza ha effetti diretti anche per innovazione, imprenditorialità, competitività e, più in generale, sul benessere di tutti i cittadini e le cittadine dell’UE. 

Come primo pilastro, la Strategia mette in primo piano la sicurezza delle persone LGBTQI+, attraverso un piano d’azione strutturato contro le forme più gravi di violenza e discriminazione. Attenzione particolare è dedicata alle “pratiche di conversione”, interventi pseudoscientifici e dannosi che colpiscono una persona su quattro in tutta l’UE (per le persone transgender, quasi 1 su 2). Altra azione chiave è la lotta ai crimini e ai discorsi d’odio, sia online che offline, rispetto alla quale la Commissione intende rafforzare il quadro normativo di tutela e di supporto alle vittime.

Un altro punto cruciale riguarda l’effettiva realizzazione dei diritti già garantiti dall’Unione per le persone LGBTQI+. L’obiettivo della Strategia è assicurare una piena e reale partecipazione alla vita sociale, economica e civile dell’UE, garantendo un accesso pieno e non discriminato a impiego, salute, istruzione e, più in generale, a tutti i servizi pubblici. La Commissione prevede interventi sull’accessibilità dei servizi essenziali e su una maggiore integrazione della prospettiva LGBTIQ+ nelle politiche pubbliche. Anche la dimensione transfrontaliera acquista importanza per  tutelare spostamenti liberi da discriminazioni tra Stati membri.

L’Unione Europea rafforza inoltre la cooperazione con gli Stati membri, invitandoli ad adottare dei piani nazionali sull’uguaglianza LGBTQI+ entro il 2027. Esistono  standard comuni, ma di fatto la tutela dei diritti dipende dalle scelte degli Stati membri e spesso produce differenze significative tra i vari contesti nazionali. Per sostenere questo sforzo istituzionale, tramite il Programma AgoraEU, la Commissione ha proposto di destinare fino a 3,6 miliardi di euro per promuovere l’uguaglianza e combattere le discriminazioni. La Strategia sancisce, infine, l’impegno dell’Unione a promuovere questi valori all’esterno, attraverso la sua politica estera e la cooperazione internazionale.

In sintesi, la Strategia LGBTQI+ 2026-2030 riafferma la volontà dell’Unione di costruire un’Europa in cui ogni persona possa vivere libera e uguale, indipendentemente dal proprio orientamento sessuale, dalla propria identità di genere o dalle proprie caratteristiche sessuali. Nonostante alcuni progressi,  i dati sopracitati ci ricordano che siamo solo all’inizio di un percorso. Abbiamo inserito la news a giugno in quanto mese del Pride. Vogliamo tuttavia condividere che l’uguaglianza non si esaurisce in una ricorrenza simbolica: richiede un impegno costante e condiviso da istituzioni europee e nazionali, cittadine e cittadini.

 

*Oggi, “queer” è utilizzato come termine ombrello per comprendere tutte le persone che non si identificano come esclusivamente eterosessuali o cisgender. Sebbene originariamente dotato di connotazione negativa, negli anni ha assunto un significato positivo ed inclusivo.

 

Rubriche DiversE è a cura di ART-ER - Claudia Ferrigno (coordinamento e proposta contenuti); Ilaria Farné (ricerca e redazione). Ideazione, grafica e contributi iniziali: Giusy Scaringi.