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  • Comunicazione

    13 mag 2026

    Gender gap in Europa: la sfida della Strategia 2026-2030

    "DiversE”, la nuova rubrica sulla parità di genere, diversità, equità ed inclusione nell’innovazione

Ilaria Farnè

Ilaria Farnè

La Commissione europea ha adottato lo scorso 5 marzo la nuova Strategia per la parità di genere 2026-2030, rilanciando un impegno che non riguarda solo i diritti fondamentali ma la stabilità democratica, la coesione sociale e la competitività economica dell’Unione. 

La nuova Strategia si inserisce in un percorso lungo oltre settanta anni: sancita fin dal Trattato di Roma del 1957, l’uguaglianza di genere rappresenta uno dei pilastri politici e giuridici su cui si è costruito il progetto europeo, traducendosi nel tempo in un corpus normativo tra i più avanzati a livello globale, con direttive sulla parità salariale, sull’accesso al lavoro, sulla tutela contro le discriminazioni. Eppure, la realtà europea continua ad essere segnata da divari profondi e strutturali

Ancora ad oggi nell’UE, una donna su tre subisce violenza nel corso della vita. Il divario salariale medio si attesta ancora intorno al 12%, mentre quello pensionistico raggiunge il 25%. Le donne sono più esposte alla precarietà lavorativa, alle interruzioni di carriera legate ai carichi di cura e a sistemi di welfare che spesso non riescono a compensare queste disuguaglianze. Basti pensare che i nuclei monoparentali, in gran parte guidati da donne, hanno un rischio di povertà doppio rispetto alla media. 

Il mercato del lavoro resta uno dei nodi principali. Il tasso di occupazione femminile è ancora inferiore di circa 10 punti percentuali rispetto a quello maschile: una disparità che limita la forza lavoro disponibile, frena la produttività e riduce il potenziale di crescita dell’Unione. Se a questo si aggiungono le interruzioni di carriera dovute ai carichi di cura, il part-time involontario e il minor accesso a ruoli più qualificati e retribuiti, emerge un divario strutturale che solo 2023 è costato all'economia europea circa 390 miliardi di euro

In tale contesto, la Strategia 2026-2030 si propone non come una semplice dichiarazione di principi, ma come piano d’azione operativo che traduce gli obiettivi della Roadmap per i diritti delle donne in misure concrete e trasversali.

La lotta alla violenza di genere viene rafforzata attraverso l’attuazione della direttiva europea e un maggiore coordinamento tra Stati membri, ma anche con un’attenzione nuova alla dimensione digitale, dove fenomeni come i deepfake colpiscono in modo sproporzionato le donne. Parallelamente, si interviene sulla salute, riconoscendo come il divario di genere influenzi diagnosi, trattamenti e accesso alle cure, e prevedendo iniziative specifiche anche sui diritti sessuali e riproduttivi.

Sul piano economico, la Strategia punta a ridurre il gap retributivo e pensionistico, migliorare l’accesso ai finanziamenti per l’imprenditoria femminile e contrastare nuove forme di esclusione, come quelle legate alla digitalizzazione e all’intelligenza artificiale, dove i bias algoritmici e l’accesso alle competenze rischiano di riprodurre discriminazioni esistenti. 

L’equilibrio tra vita privata e lavoro resta cruciale. Le donne continuano a sostenere la maggior parte del lavoro di cura non retribuito (oltre il doppio rispetto agli uomini), inficiando direttamente sulla loro partecipazione al mercato del lavoro e alla stabilità lavorativa. L’UE interviene quindi sul potenziamento dei servizi di assistenza, sulla redistribuzione delle responsabilità familiari, promuovendo un maggiore coinvolgimento degli uomini e migliorando le condizioni di lavoro nel settore della cura, ancora caratterizzato da salari bassi e precarietà. Al contempo, si agisce sulle radici culturali: l'istruzione diventa la leva per superare gli stereotipi, favorendo l'accesso delle ragazze alle discipline STEM e dei ragazzi ai settori dell’educazione e della cura.

Infine, la Strategia rafforza il ruolo delle istituzioni, rendendo il gender mainstreaming un requisito strutturale e non più opzionale. A questo si aggiungono l’integrazione della dimensione di genere nel bilancio europeo, nelle politiche urbane, nei sistemi di welfare e persino nella regolazione dei prodotti e delle tecnologie.

Nel complesso, la Strategia 2026-2030 si pone come un pilastro fondamentale per il futuro dell'Unione, riaffermando il ruolo dell'Europa come leader globale nella difesa dei diritti delle donne in un contesto mondiale sempre più complesso. Non si tratta solo di approvare nuove leggi, ma di cambiare concretamente la nostra società, eliminando pregiudizi e stereotipi culturali.

 

Rubriche DiversE è a cura di ART-ER - Claudia Ferrigno (coordinamento e proposta contenuti); Ilaria Farné (ricerca e redazione). Ideazione, grafica e contributi iniziali: Giusy Scaringi.