Ilaria Farnè
Uno studio pubblicato sulla rivista Nature ha svelato un dato che dovrebbe far riflettere l’intero sistema educativo europeo: il divario di genere in matematica emerge già nei primi quattro mesi di scuola primaria. L’analisi, basata sul test nazionale francese EvalAide, ha coinvolto quasi 2,7 milioni di bambini e bambine. Al momento dell’ingresso in prima elementare, non si registrano differenze significative tra maschi e femmine. Dopo un solo quadrimestre, i risultati cominciano a divergere: i maschi iniziano a ottenere punteggi più alti nei test di problem solving, geometria e confronto numerico.
Non si tratta di un episodio isolato né di un’anomalia legata a singole scuole. I dati mostrano una tendenza sistemica, trasversale a contesti socio-economici, tipo di istituto (pubblico o privato) e area geografica. Il divario cresce rapidamente nel corso del primo anno e si consolida all’inizio del secondo, dimostrando che l’ambiente scolastico e le dinamiche educative giocano un ruolo centrale. La ricerca conferma che non esistono basi biologiche che giustifichino il gap iniziale: ciò che fa la differenza è il contesto. Stereotipi impliciti, aspettative inconsapevoli, modelli di insegnamento poco inclusivi iniziano fin dai primi mesi a orientare percezioni e risultati.
Questo dato, così netto e precoce, rappresenta un segnale d’allarme per tutti i sistemi educativi. Se il gender gap nella matematica si manifesta già dopo poche settimane di scuola, è evidente che il problema va affrontato prima possibile e non rimandato all’adolescenza o al momento della scelta universitaria. Intervenire significa rivedere pratiche didattiche, formare il corpo docente sull’impatto dei bias ma anche proporre percorsi e laboratori orientati al coinvolgimento delle bambine nelle materie logico-matematiche.
Anche in Italia il divario tra ragazze e ragazzi nelle competenze matematiche si manifesta già nei primi anni della scuola primaria. I dati delle prove INVALSI indicano che, a partire dalla seconda elementare, i bambini tendono a ottenere risultati leggermente migliori delle bambine nei test di matematica. Si tratta di una differenza inizialmente modesta, che nel tempo si amplia, diventando più marcata soprattutto nelle prove di problem solving e nei test standardizzati. Non è un episodio isolato, ma un trend costante e diffuso, confermato anche da studi su scala nazionale e internazionale. Il gender gap, infatti, tende a crescere lungo tutto il percorso scolastico, influenzando non solo i risultati, ma anche le scelte future in ambito formativo e professionale, in particolare nei percorsi STEM (Scienza, Tecnologia, Ingegneria, Matematica). Contrastare questo fenomeno non è soltanto una questione educativa: significa agire in chiave preventiva su disuguaglianze strutturali che più avanti si traducono in divari salariali, scarsa presenza femminile nei ruoli decisionali e accesso limitato a settori chiave dell’innovazione e della ricerca.
L’equità nella matematica – e più in generale nell’educazione scientifica – costituisce un obiettivo prioritario che riguarda il presente e chiama in causa responsabilità pedagogiche, istituzionali e culturali. Sostenere la partecipazione delle bambine e delle ragazze alle discipline tecnico-scientifiche significa rafforzare la competitività e la sostenibilità dei nostri sistemi economici e formativi.
Occorrono politiche mirate, strumenti concreti, e soprattutto un cambio di paradigma: la lotta al gender gap comincia il primo giorno di scuola.
Rubriche DiversE è a cura di ART-ER - Claudia Ferrigno (coordinamento e proposta contenuti); Ilaria Farné (ricerca e redazione). Ideazione, grafica e contributi iniziali: Giusy Scaringi.
